Testimonianza di Alfredo Gioventù

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Nel 2011 è iniziato il “dialogo” di Antonia Campi con i ceramisti Alfredo Gioventù e Daniela Mangini grazie ad una interessante intuizione di Anty Pansera.

Antonia ha soggiornato a Sestri Levante frequentando il loro Atelier ce-ramico, dove la coppia di artisti realizza da tempo, con i sassi ceramici, opere dedicate al mare ed alla natura.
Proprio la condivisa attenzione per gli archetipi estetici naturali è stato l’humus che ha fatto nascere l’amicizia e la collaborazione artistica che proverò ora a descrivere in prima persona.
A parte il piacere e l’emozione di ospitare nello studio una testimonian-za vivente della storia della ceramica contemporanea, i giorni prima di conoscere Antonia ci hanno riportati nel vivo di ancestrali dubbi circa i  complessi rapporti tra le differenti figure del fare ceramico.
In particolare all’ormai consunto dibattito sulle competenze di designer ed artigiani e sui loro ruoli rispettivi lungo il crinale del distinguo tra cultura del progetto e arte del fare.
Il tutto aggravato dalla consapevolezza di una colpa: quella di essere un artista – artigiano. Cioè una normale scheggia che rischia di inceppare meccanismi di valutazione già di per sé complessi; in pratica una figura rifiutata dal mercato dell’arte (tanto più che si parla di ceramica), non adatta ad un dialogo alla pari con i detentori del ruolo di designer, trop-po poco umile per essere un buon artigiano. La definizione precisa è: un artista che si autoproduce.
In realtà tutte queste schematizzazioni, spesso utili a sostenere motivi di interesse, si infrangono facilmente di fronte alla forza delle affinità elettive e della voglia di comunicare. E’ successo così che, quando sono andato a prendere Antonia in albergo, all’uscita ci siamo soffermati ad osservare le interessanti foglie di una pianta e a chiedere il permesso di poterne tagliare una paio per portarle in laboratorio, avevamo, da subito, iniziato a lavorare insieme.
Certo, per uno come me, che ha messo al centro delle sue riflessioni sull’estetica il rapporto tra natura e cultura, poter constatare come un percorso, a suo tempo iniziato da Antonia, trovi subito coincidenze tra passato, presente e futuro, rispettivamente interpretati dalle nostre tre generazioni (non dimentichiamo il ruolo determinante nella collezione di Daniela) è sicuramente una gran bella soddisfazione.

Quando si hanno cose importanti da dire non c’è età o ruolo che faccia la differenza, ed Antonia cose da dire, ne ha veramente ancora tante. Antonia è una di quelle rare persone che sentono il peso della responsabi-lità umana, civile e sociale, del dono che hanno ricevuto; la sua infallibile capacità nel penetrare i segreti della forma la porta, incessantemente, a cercare e trovare soluzioni. Che si tratti di un piccolo problema di decoro o della risoluzione di equilibri plastici di un monumento, per lei sembra non  fare la differenza, poiché, il suo vero piacere, è poter dare una risposta. La risposta, prima o poi, la trova e la comunica (magari tre giorni dopo al telefono), ed è sempre quella giusta.

Poter avere la sua compagnia mentre si lavora è veramente un privilegio ed un piacere, la sua intelligente ironia riesce sempre a spiazzare i luoghi comuni, uno tra tutti quello che esistano veri confini tra arte, design ed artigianato e limiti al “dialogo” tra chi opera nelle rispettive discipline. La disponibilità ad ascoltare, a prendere in considerazione le altrui espe-rienze, diventa così la vera risorsa per poter migliorare. In questo clima è nata la collezione “Genesi”, in cui un antico progetto di Antonia ha ritrovato vitalità grazie alle nostre ricerche e sperimentazioni artistiche sui materiali ceramici: “storica” la sensibilità della Campi per le forme naturali e “naturale” dunque, l’incontro con la “rotondità” dei sassi modellati da Alfredo, sapientemente sottolineati dagli interventi grafici di Daniela, che citano i fori dei centrotavola… Ma, questa volta, la designer ha potuto disporre di forme autenticamente create dalla natura, sui piani plastici delle quali i suoi “tagli” hanno acquistato un vigore inaspettato, così come l’idea di mantenere scabro un materiale che nel suo passato è stato lucido e colorato e che ha permesso di concentrare l’attenzione sulla novità: dentro a questi sassi cavi nasce un nuovo sasso che dà il titolo alla collezione”.

 


 
Nell’ambito del Premio Antica Arte dei Vasai Siena
Festa all’abbadia nuova 17/26 maggio 2013
Via dei Pispini, Siena
Associazione arte dei Vasai della nobile Contrada del nicchio ONLUS

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