Ceramica d’uso dal Museo Richard-Ginori della manifattura Doccia

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Oliva Rucellai

La porcellana Richard-Ginori del Novecento si declina in molti modi diversi. Dagli accessori elettrotecnici al più frivolo specchio da toilette, la piccola selezione di oggetti esposti, volutamente disparati, vuole essere un omaggio alla versatilità del materiale. Materiale che non è sempre uguale a sé stesso, ma si è modificato nel tempo, sia per il costante perfezionamento tecnico, sia per l’invenzione di impasti speciali destinati a particolari applicazioni. È il caso della porcellana cordieritica, brevettata dalla Ginori alla fine dell’Ottocento e diffusa a tal punto che il suo marchio – Pirofila – è diventato un vocabolo della lingua corrente.
L’aggiunta della cordierite alla ricetta canonica – caolino, quarzo e feldspato – la rende resistente alla fiamma diretta e quindi utilizzabile sia per cucinare che per servire in tavola. Anche agli isolatori, che la Ginori produsse a Doccia, Rifredi e Livorno, si richiedevano qualità eccezionali di resistenza che, fino agli anni settanta del secolo scorso, nessun altro materiale poteva garantire. In quel caso, la successiva invenzione di paste vetrose o resine ancora più adatte allo scopo, ha decretato la fine di un intero ramo aziendale, ma, laddove l’estetica del prodotto ha un peso pari o superiore alla sua funzionalità, come avviene per il vasellame o per gli oggetti d’arte, il fascino della porcellana sopravvive alle mode e alle innovazioni tecniche.
Il candore dell’impasto offre una superficie neutra da decorare con una tavolozza pressoché illimitata, ma anche senza ornamenti si fa apprezzare per la sua lucentezza. Se foggiata a pareti sottili è diafana, ovvero la luce la attraversa, con effetti suggestivi anche in campo illuminotecnico.
Essendo dura e compatta, coi dovuti spessori resiste meglio di qualsiasi altro tipo di ceramica agli urti, alle scalfitture e alle macchie ed è perciò adattissima ai servizi da tavola, non solo di uso domestico, ma anche alberghiero, dove le stoviglie sono soggette all’usura maggiore.
La porcellana insomma riunisce in sé notevoli pregi, sia estetici che tecnici, e come tale è un banco di prova formidabile per artisti e progettisti.
Lo è stata certamente per Gio Ponti, direttore artistico della Richard-Ginori tra 1922 e 1933 circa, e protagonista di un rinnovamento radicale delle ceramiche d’arte del gruppo. Il suo intervento fu soprattutto rivolto all’introduzione di un vasto repertorio di nuovi decori ma comportò anche un ampliamento delle tipologie offerte. Nel 1925 ripensò il modo di decorare la tavola da pranzo immaginando alcuni piccoli elementi in porcellana e oro: un alberello portafiori, un segnaposto a erma e altri vasi minimi, coordinati con uno stesso decoro, per esempio le bugne in verde smeraldo e porpora. Oggetti che, invece di occupare il centro della tavola come le tradizionali giardiniere, si potevano distribuire liberamente tra i commensali. Non si tratta forse delle creazioni più famose dell’architetto per la Richard-Ginori, ma fra le più pontiane sì, perché rappresentano, meglio dei grandi vasi o piatti ornamentali, il suo concetto di abitare, disinvolto e libero da complicazioni.
Anche se sono preziosi e destinati a occasioni speciali, viene voglia di prenderli in mano e di giocarci, come i fermacarte a forma di libri: Istoria delle sirene, Eneide, l’Alto Codice della Cartomanzia ecc. Questi piccoli volumi sembrano incarnare la poetica di Ponti di quegli anni: trasformare ogni ceramica in un racconto, o in un’idea di racconto1. Non promette forse un racconto il suo misterioso disco forato, ispirato ai dischi bi della cultura cinese, e intitolato ironicamente Esorcismo? È decorato in oro agatato con trofei e simboli esoterici che alludono a un messaggio da decifrare. Poco importa che la soluzione non esista, o sia da inventare.
A Ponti basta averti coinvolto nel suo gioco. Divertimento è anche la mano, cioè uno stampo industriale per i guanti di gomma che, in virtù di una cascata di fiorellini modellati uno a uno e lumeggiati in oro, diventa oggetto d’arte. In questo caso siamo di fronte a un pezzo unico, realizzato nel 1935 per un’esposizione di arte italiana a Parigi e mai entrato in catalogo, ma assurto quasi a simbolo delle due anime della Richard-Ginori, l’industriale e l’artistica.
Espressioni di una concezione di design diametralmente opposta sono invece il servizio Alitalia di Ambrogio Pozzi e Joe Colombo, del 1972, e il pionieristico Colonna, progettato da Giovanni Gariboldi e vincitore del primo Compasso d’oro nel 1954. Entrambi rispondono al criterio di perfetta coerenza tra forma e funzione e a specifiche esigenze pratiche. Il Colonna era tanto all’avanguardia, quando fu ideato il prototipo, che venne lanciato sul mercato solo negli anni sessanta. Lontanissimo dalle raffinate porcellane d’arte che lo stesso Gariboldi aveva disegnato negli anni trenta e quaranta, come il flacone e lo specchio con conchiglie Richard-Ginori, Catalogo Pirofila, 1905 circa, Archivio Museo di Doccia o il vaso vestito con un lieve drappeggio, è diventato quasi un archetipo del servizio impilabile.
Il secolo XX ha visto la Richard-Ginori crescere e svilupparsi fino agli anni del boom economico, per poi iniziare negli anni settanta una discesa giunta oggi a triste conclusione. Non riusciamo a immaginare una sua futura rinascita se non per tornare ad essere “Fabbrica di sogni” del design italiano2, un’industria cioè che attraverso i propri prodotti svolga un’azione non solo economica, ma anche artistica e poetica, come ai tempi di Ponti e Gariboldi.

SUGGERIMENTI BIBLIOGRAFICI
  • Gio Ponti. Ceramiche 1923-30. Le opere del Museo Ginori di Doccia, catalogo della mostra a cura di Sergio Salvi, Milano Electa, 1983.
  • La Manifattura Richard-Ginori, a cura di Raffaele Monti, Milano-Roma Mondadori De Luca, 1988
  • Ugo La Pietra, Gio Ponti, Milano Coliseum Editore, 1988
  • Lisa Licitra Ponti, Gio Ponti. L’opera, Milano Leonardo Editore, 1990.
  • Loris Manna, Gio Ponti. Le maioliche, Milano Biblioteca di via Senato Edizioni, 2000.
  • Laura Falconi, Gio Ponti. Interni Oggetti Disegni 1920-1976, Milano Electa, 2004
  • Valerio Terraroli, Ceramica italiana d’autore 1900-1950, Milano Skira, 2007
  • Laura Casprini Gentile, La porcellana a Firenze. Storia e tecnica tra artigianato e industria, Firenze Edifir, 2007
  • Giacinta Cavagna di Gualdana, Giovanni Gariboldi, Mantova Corraini, 2010
  • Elena Dellapiana, Il design della ceramica in Italia 1850-2000, Milano Electa, 2010
  • Le fabbriche dei sogni. Uomini, idee, imprese e paradossi del design italiano, catalogo della mostra a cura di Alberto Alessi, Milano Electa, 2011
  • Gio Ponti. Il fascino della ceramica, catalogo della mostra a cura di Dario Matteoni, Cinisello Balsamo Silvana Editoriale, 2011

NOTE

  1. “Davanti a quasi tutte le ceramiche di Ponti si sta fermi a fantasticare, come leggendo un romanzo, o una novella” Raffaello Giolli, Saggi della ricostruzione: l’esempio della Richard-Ginori in “Emporium” LXX (417), Settembre 1929, p. 154 citato da G. Cavagna di Gualdana, Gio Ponti ,“un neoclassico di Milano tra Richard-Ginori e Biennali di Monza, in Gio Ponti. Il fascino della ceramica, Cinisello Balsamo 2011, p. 38
  2. La definizione è tratta da Le fabbriche dei sogni. Uomini, idee, imprese e paradossi del design italiano, catalogo della mostra a cura di Alberto Alessi, Milano Electa, 2011, p. 30

 


Nell’ambito del Premio Antica Arte dei Vasai Siena
Festa all’abbadia nuova 17/26 maggio 2013
Via dei Pispini, Siena
Associazione arte dei Vasai della nobile Contrada del nicchio ONLUS

Comments are closed.

Post Navigation

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: