L’estro armonico di Antonia Campi

Carlo Pizzichini

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Torena, Lavabo della serie di sanitari progettata da Antonia Campi per la Società Ceramica Italiana di Laveno nel 1958

Al tempo del Buongoverno era cosa comune abbellire le stanze, gli ambienti, le piazze col decoro delle arti applicate trasmettendo così quei semi necessari della cultura artistica di una città. Nel contesto odierno invece, in cui la cultura e l’arte sono spariti completamente anche dai programmi elettorali, e dove i fantasmi degli addetti alla cultura ripetono
a nastro che “mancano le risorse” mi permetto di ricordare che anche in tempi di carestia e peste a Siena si facevano le Madonne d’oro e che le risorse principali, allora come ora, sono quegli uomini franchi, gli artefici, che fanno dell’intelligenza delle mani la risposta ad ogni crisi. In questo contesto sorprende veramente, ma poi non più di tanto, che sia una contrada, con l’intuizione e l’onestà intellettuale di chi la governa, a farsi committente di opere, promotore di cultura, prosecutore e conservatore di una tradizione, anche artistica. Non può infatti sorprendere tale intenzione, se si pensa che tutto ciò nasce nei cuori di coloro che amano, tutelano e arricchiscono il loro territorio, concretizzando alcune idee, come quella del Prof. Paolo Neri di dare vita alla Festa dell’Abbadia Nuova, che altro non è che una risposta culturale contemporanea tesa a sottolineare sia le infinite potenzialità di una comunità, come la contrada, quando condotta con intelligenza e passione soprattutto sul piano delle relazioni umane e sociali, che i rinnovati intrecci di culture, che sono stati il vero motore del genio artistico italiano, e che, diventate commoventi amicizie, oggi ci piace provare a intessere di nuovo.
Oltre che un omaggio alla ceramica e all’arte dei vasai che in queste vie prolificava fino a trecento anni fa, la manifestazione possiede anche un programma più vasto ed ambizioso che prevede un auspicato inizio di attività laboratoriali di workshop e simposi incentrati sulla ceramica, in cui artisti, artigiani eccellenti, design e sperimentatori, potranno insegnare facendo il primo o primordiale atto creativo utile compiuto dall’uomo: modellare la terra con le mani.
“…per mia natura, il realismo mi è lontano… ho un concetto personale dell’armonia e seguo quello, ….una cosa interna che ciascuno di noi ha…. e che corrisponde….. a Dio, alla terra, a qualcosa che credo c’è in fondo a tutti gli esseri umani e che se tutti sentissero e praticassero sarebbe un mondo …delizioso..” in queste parole, prese da un’intervista video di Antonia Campi, c’è tutta la poetica dell’invenzione e del lavoro perseguita nella sua lunga carriera artistica.
Il premio “Antica Arte dei Vasai” della Nobile Contrada del Nicchio di Siena, è un riconoscimento, un riconoscimento alla carriera, al talento, al lavoro di una vita nel settore della ceramica. Ma il premio di quest’anno ha qualcosa in più; attribuito ad Antonia Campi è anche un riconoscimento a quella “inventio ludens”, alla vitalità, alla sensibilità, alla scaltrezza, alla lucidità critica, alla precisione di intenti e di funzionalità, all’ironia e all’acutezza di analisi che rendono ogni oggetto della Campi un asimmetrico e quindi affascinante gioco, tra il pieno dell’oggetto ceramico e il vuoto dell’aria che lo circonda. Questa necessaria astrazione formale necessaria per la produzione, ha fatto di Antonia Campi la prima designer italiana a farsi largo tra le responsabilità di produzione di un’industria ceramica, presentando un repertorio di opere nate dalla progettazione di “oggetti di fantasia”; un tema che altri avrebbero volgarizzato e che solo a pronunciarlo farebbe timore ai più creativi designer contemporanei.
Calando la sua produzione in un contesto storico preciso, ci emozionano, quelle forme armoniche, forme organiche legate al corpo femminile o all’ergonomia del gesto di presa, siano esse legate alla produzione di oggetti d’uso in terraglia forte a colaggio, stoviglie, vasi, sanitari o lavabi.
Lo spazio cercato con eleganti fori ellittici, il movimento riprodotto in un manico, il colore capito, che non può stare da solo e che quindi taglia a metà l’oggetto nell’eleganza cromatica di una doppia visione e una vivacità che si ritroverà negli oggetti da bagno, diventato con lei una stanza da arredare; sono questi solo alcuni aspetti che fanno di Antonia Campi un personaggio semplicemente complesso perché completo nel suo operare.
Il nostro piccolo ma sentito riconoscimento è poca cosa confronto al Compasso d’oro attribuito ad Antonia Campi nel 2011, come è poca cosa la nostra pubblicazione confronto al meraviglioso catalogo generale della Silvana Editoriale curato dalla Professoressa Anty Pansera che da anni cura tutta l’opera della Campi e che ringraziamo vivamente in quanto a lei dobbiamo la presenza di Antonia a Siena. A tale catalogo rimando chi volesse una conoscenza più profonda del lavoro della Campi, un lavoro magistrale di catalogazione della sua vita e della sua opera, una perfetta visone dell’insieme, di facile consultazione, confortato da una grafica altamente funzionale, un esempio, a mio avviso magistrale, di come si archivia l’operato di un artista.
A rendere omaggio al lavoro e all’esposizione delle opere di Antonia Campi, un’ampia selezione di artisti che presentano la loro opera nella mostra collettiva “Ceramica d’uso, abuso e riuso”, tema stimolante nella sua vasta capacità di raccogliere esperienze diverse, sia di tecniche di realizzazione contemplate nella materia ceramica, di stili e modi di esecuzione, che in maniere originali di presentazione che assorbono contaminazioni di altri materiali, di oggetti, di fantasiose soluzioni formali e pratiche. Artisti provenienti dalle principali terre della ceramica che, con la loro presenza a Siena, dimostrano un amore sincero per la nostra manifestazione, mettendo in gioco il loro lavoro, confrontandosi e scambiandosi esperienze e tradizioni diverse. Nomi storici di conosciuti ceramisti (Agenore Fabbri, Guglielmo Bozzano, Emanuele Luzzati, Nino Caruso, Alessio Tasca, Lee Babel, Carlos Carlè) accettano la vicinanza di giovani sperimentatori, promettenti di nuove e originali soluzioni formali e tecniche. Da Milano, Varese, Bologna, Faenza, da Albissola e da tutta la Liguria, da Nove e dalle terre vicentine, da Deruta e l’Umbria, da Montelupo Fiorentino. Proprio con il Comune di Montelupo Fiorentino, con l’assessore alla Cultura Marzio Cresci, con il Museo della Ceramica abbiamo stabilito fin dallo scorso anno una fattiva collaborazione che non può che onorare gli sforzi organizzativi con un affettuoso riconoscimento che porta ancora le due esposizioni ad occupare le prestigiose sale del Museo della Ceramica di Montelupo, paese tutto impegnato a giugno ad esibire il meglio nella sua vetrina più elegante nell’ambito della tradizionale Festa della Ceramica. La ricerca di un filo sotterraneo che univa tutte le città, anche le più lontane, che producevano storicamente ceramica, e delle quali ci danno testimonianza i reperti storici, è un obiettivo comune sia della sensibilità degli attenti amministratori di Montelupo che dello sforzo organizzativo che impegna l’Arte dei Vasai Onlus, sostituendo consapevolmente a tanta produzione artigianale, i modi e le tecnologie del contemporaneo, l’espressione artistica individuale e una rinnovata ricerca di produzioni di gran pregio, di coeva bellezza, di funzionalità nell’uso, che altro non è che la sottolineatura del valore eterno del fare con le mani e con l’ingegno, valori dei quali la vita e l’opera di Antonia Campi è un esempio per tutti.


Nell’ambito del Premio Antica Arte dei Vasai Siena
Festa all’abbadia nuova 17/26 maggio 2013
Via dei Pispini, Siena
Associazione arte dei Vasai della nobile Contrada del nicchio ONLUS

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