Notturno: il mistero della pittura

Pcipressi copiadi Luca Bochicchio

Presentate per la prima volta in una mostra monografica in occasione di “Forme nel Verde 2013” (San Quirico d’Orcia, Siena), queste grandi tele di Carlo Pizzichini racchiudono, nell’apparente semplicità e calma che trasmettono, molteplici significati e riferimenti culturali, artistici ed estetici.
Il soggetto, innanzitutto, è apparentemente semplice: cipressi, alberi sempreverdi che identificano il territorio toscano. Alberi che filtrati dallo sguardo di Pizzichini non appaiono più (come nella tradizione pittorica medievale e moderna) immersi ma isolati in un paesaggio che non c’è sulla tela, ma che esiste nella mente e nella memoria dell’artista e di chi osserva. Le tele sono infatti completamente nere, ma anche in questo caso Pizzichini svicola dalla semplificazione e dal solco della tradizione (modernista e poi concettuale), per metterci di fronte a grandi campi neri tutt’altro che monocromi. La trama della pittura (nero lucido fra e su nero opaco) dirama riflessi e articolazioni, reticoli che riflettono una ricerca intima e al tempo stesso dilatata nello spazio. La vastità del nero (le radici, il cielo e le fiamme delle chiome) è metafora dello spazio della terra, una terra che, sottolinea Pizzichini, è crosta e bacino dai quali si estrae l’argilla. La terracotta è un medium amato e utilizzato dall’artista, tuttavia in questo caso il riferimento implicito è all’argilla in quanto materia della creazione: aggregazione organica di cellule che brulicano e fremono per espandersi in superficie. Riferimento implicito, dicevo, perché i profili e le profondità dei cipressi neri appaiono nel pieno del loro robusto e fiero svettare tra la terra e il cielo. Sta proprio in questa affermazione di sé, in questo placido e fermo imporsi allo sguardo, in file ordinate, che Pizzichini ci ricorda come, fin dall’antichità, i cipressi segnalino la presenza di qualcosa di importante: un incrocio, una strada, un cimitero, una civiltà.
L’oggetto reale assume così un primigenio ruolo di segnale visivo e simbolico, mitico in quanto elemento preordinato dalla natura. Ecco allora che con questi alberi neri, nei quali siamo portati a rifletterci grazie alle dimensioni della tela e all’antropologia delle forme e dell’immagine, Pizzichini compie in modo completo e sostanziale il concetto di “Notturno”, che è soprattutto mistero, lirismo ed empatia con la natura.

Luca Bochicchio è storico dell’arte, critico e curatore. Collaboratore dell’Archivio d’Arte Contemporanea dell’Università di Genova, ha pubblicato in Italia e all’estero saggi e articoli su diversi aspetti dell’arte contemporanea e del patrimonio culturale. Dal 2011 cura il progetto MuDA Museo Diffuso Albisola, che comprende l’allestimento della Casa Museo Jorn.
luca.bochicchio@yahoo.it


Notturni | dipinti

Inaugurazione
Giovedì 17 Aprile 2014
ore 18.00
17 / 27 aprile 2014
Cortile Maggiore
Spazio 42 rosso
Palazzo Ducale, Genova

www.palazzoducale.genova.it/
www.pizzichini.net
www.facebook.com/carlopizzichini
www.officinadelleartisiena.net
www.facebook.com/officinadelleartisiena
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carlo@pizzichini.net
info tel. + 39 347 3520230

Aperto tutti i giorni
ore 09.00 / 18.00

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